"Giallo nel ghetto": la recensione di un altro avvincente romanzo su "Storia in Rete"

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Non è facile trovare all’interno di un romanzo thriller spunti di riflessione profondi: fondamentali sono solo azione, tensione, sospensione, paura, talvolta orrore. La miscellanea thriller/pensiero invece funziona in questo romanzo di Zimler, che sta riscuotendo notevole successo in diversi paesi.

Forte è il tema della condanna sui crimini dell’umanità, che si fonde con un’analisi intimista. Insomma la bellezza del libro è proprio la non appartenenza a un genere preciso.

Varsavia, 1941. Adam aveva nove anni ed era alto un metro e ventisei; misurare la sua statura era uno dei passatempi con cui lui e il prozio ingannavano la monotonia della vita nel ghetto. È nel filo spinato che separa quell’isola dimenticata nel cuore della città dal mondo esterno che, all’alba di un giorno d’inverno, viene ritrovato il suo corpo senza vita: nudo, la gamba destra amputata sotto il ginocchio.

Gli anagrammi di Varsavia, di Richard Zimler

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